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martedì 8 maggio 2012

Crisi e mestieri Chetertoniani

Usciremo dalla crisi solo quando nascerà un nuovo club dei mestieri stravaganti!!!

"Si tratta di un circolo eccentrico e bohémien, la cui unica condizione di ammissione consiste in questo, che il candidato deve aver inventato il modo in cui si guadagna da vivere. Deve essere un mestiere completamente nuovo. [...]
Fu con una curiosa sensazione di sollievo che scoprii l'esistenza di questa strana associazione. Sapere che al mondo c'erano dieci mestieri nuovi era un po' come trovarsi davanti alla prima nave e al primo aratro, come avere la sensazione, che non si vorrebbe perdere mai, di trovarsi ancora nell'infanzia del mondo."

G. K. Chesterton, Il club dei mestieri stravaganti

martedì 17 gennaio 2012

Pellico vs Bini, 10 a 0



"L'intento di stare di continuo alla presenza di Dio, invece di essere un faticoso sforzo della mente, ed un soggetto di tremore, era per me soavissima cosa. Non dimenticando che Dio è sempre vicino a noi, ch'egli è in noi, o piuttosto che noi siamo in esso, la solitudine perdeva ogni giorno più il suo orrore per me: "Non sono io in ottima compagnia?" mi andava dicendo. E mi rasserenava, e canterellava, e zufolava con piacere e con tenerezza."

Questo uno che era in prigione e rischiava di essere condannato a morte da lì a poco.
Era forse pazzo? Mannò. Era cristiano.
Ora ditemi, chi ha più palle: Carlo Bini, 3 mesi di carcere, nel cui testo "prevale la vena ironica e polemica" (cito il mio libro di scuola, anticlericale) o Silvio Pelico, 10 anni di carcere, e comunque lieto?
Fate vobis.

Silvio Pellico, Le mie prigioni, cap VI

giovedì 26 maggio 2011

Scoperte tra le cartacee pagine...



Raffaello, La liberazione di San Pietro, Stanze Vaticane

Presi per mano ritorniamo nella vita e a camminare verso Dio...

  

sabato 2 aprile 2011

Morte gioiosa di Cirano


Ultima scena, ove Cirano esprime la sua ultima volontà: presentarsi a Dio con il suo pennacchio.

CIRANO
Elle viene. I miei piedi già son di marmo. Già 
ho di piombo le mani. Ma poi ch'è per la strada,
voglio aspettarla in piedi... E con in man la spada!

LE BRET
Cirano!

ROSSANA
Ahimè, Cirano!

CIRANO
Ella guarda... Mi pare...
che la Camusa ardisca il mio naso guardare!
Che dite?... è vana... so... la resistenza adesso,
ma non si pugna nella speranza del successo!
No, no: è più bello battersi quando è in vano. - Qual fosco
drappello è lì? - Son mille... Ah, sì! Vi riconosco,
vecchi nemici miei, siete tutti colà!
La Menzogna? Ecco, prendi!... Ecco, ecco le Viltà
ed ecco i Compromessi, i Pregiudizi! Che
io venga a patti? Mai! - Ed eccoti anche te,
Stoltezza! - Io so che alfine sarò da voi disfatto;
ma non monta: io mi batto, io mi batto!
Voi mi strappate tutto, tutto: il lauro e la rosa!
Strappate pur! Malgrado vostro, c'è qualche cosa
ch'io mi porto (e stasera quando in cielo entrerò,
fiero l'azzurra soglia salutarne io potrò)
ch'io porto meco, senza piega nè macchia, a Dio,
vostro malgrado...                                    .
 Ed è...
ROSSANA
                       Ed è?

CIRANO (sorridendo)
                                                               Il pennacchio mio!


Edmond Rostand, Cirano di Bergerac, atto V scena V


   

giovedì 27 gennaio 2011

Una scala verso Dio

"
...
Ella, mentre cadea, la voce afflitta
      movendo, disse le parole estreme;
      parole ch'a lei novo un spirto ditta,
      spirto di fé, di carità, di speme:
      virtù ch'or Dio le infonde, e se rubella
      in vita fu, la vuole in morte ancella.

66      "Amico, hai vinto: io ti perdon ... perdona
      tu ancora, al corpo no, che nulla pave,
      a l'alma sí; deh! per lei prega, e dona
      battesmo a me ch'ogni mia colpa lave."
      In queste voci languide risuona
      un non so che di flebile e soave
      ch'al cor gli scende ed ogni sdegno ammorza,
      e gli occhi a lagrimar gli invoglia e sforza.

67      Poco quindi lontan nel sen del monte
      scaturia mormorando un picciol rio.
      Egli v'accorse e l'elmo empié nel fonte,
      e tornò mesto al grande ufficio e pio.
      Tremar sentí la man, mentre la fronte
      non conosciuta ancor sciolse e scoprio.
      La vide, la conobbe, e restò senza
      e voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza!

68      Non morì già, ché sue virtuti accolse
      tutte in quel punto e in guardia al cor le mise,
      e premendo il suo affanno a dar si volse
      vita con l'acqua a chi co 'l ferro uccise.
      Mentre egli il suon de' sacri detti sciolse,
      colei di gioia trasmutossi, e rise;
      e in atto di morir lieto e vivace,
      dir parea: "S'apre il cielo; io vado in pace."
"

Torquato Tasso, La Gerusalemme liberata, canto XII, ottave 65 - 68


    

mercoledì 12 gennaio 2011

Legge perfetta è libertà

"Chi fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla"

Gc 1, 25

La storia di Serafino

E così la seconda storia
che vi voglio raccontare,
è quella del pastore Serafino!
al mondo antico, chiuso nel suo cuore,
la gente del duemila ormai non crede più!
Con le pecore e un cane fedele,
tre amici sempre pronti,
nei pascoli sui monti,
a una spanna dal "regno dei cieli"
viveva felice così!



...

oh Serafino... difendi,
difendi la tua libertà! la libertà!


E libero come aria purissima
del mattino per vivere là sui monti,
ritorna Serafino!