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mercoledì 27 marzo 2013
Gioia e Croce verso la Pasqua
Dall'omelia del Papa nella Domenica delle Palme
"[...] Gesù è Dio, ma si è abbassato a camminare con noi. E’ il nostro amico, il nostro fratello. Qui ci illumina nel cammino. E così oggi lo abbiamo accolto. E questa è la prima parola che vorrei dirvi: gioia! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! [...] Noi accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che Lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù! [...] è un Re che ama fino alla croce e che ci insegna a servire, ad amare. E voi non avete vergogna della sua Croce! Anzi, la abbracciate, perché avete capito che è nel dono di sé, nel dono di sé, nell’uscire da se stessi, che si ha la vera gioia e che con l’amore di Dio Lui ha vinto il male. [...]
Tre parole: gioia, croce, giovani.abbracciata con amore mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte."
lunedì 4 marzo 2013
Buona Quaresima
[...] Il cristiano è una persona conquistata dall’amore di Cristo e perciò, mosso da questo amore - «caritas Christi urget nos» (2 Cor 5,14) –, è aperto in modo profondo e concreto all'amore per il prossimo (cfr ibid., 33). Tale atteggiamento nasce anzitutto dalla coscienza di essere amati, perdonati, addirittura serviti dal Signore, che si china a lavare i piedi degli Apostoli e offre Se stesso sulla croce per attirare l’umanità nell’amore di Dio.
«La fede ci mostra il Dio che ha dato il suo Figlio per noi e suscita così in noi la vittoriosa certezza che è proprio vero: Dio è amore! ... La fede, che prende coscienza dell'amore di Dio rivelatosi nel cuore trafitto di Gesù sulla croce, suscita a sua volta l'amore. Esso è la luce – in fondo l'unica – che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire» (ibid., 39). Tutto ciò ci fa capire come il principale atteggiamento distintivo dei cristiani sia proprio «l'amore fondato sulla fede e da essa plasmato» (ibid., 7). [...]
venerdì 15 febbraio 2013
Carissimi Fratelli,
vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino.
Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.
Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.
Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice.
Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”.
Come diceva Don Pino, quest'uomo pieno di coraggio e di umiltà si fa di lato, così che appaia sfolgorante dietro a lui Colui che regge la Chiesa e salva il mondo.
http://www.tempi.it/blog/il-papa-ci-ha-messo-tutti-sottosopra-e-cosi-ora-vediamo-il-mondo-da-unaltra-prospettiva#.UR6rgKWExZh
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mercoledì 4 luglio 2012
E comunque agli uomini della Nazionale gli si vuole un sacco di bene...
lunedì 7 maggio 2012
"[...] e ogni tralcio che porta frutto lo pota perchè porti più frutto."
Giovanni, 15, 2
Non a caso arrivano le sofferenze, ma anche il dolore, con Cristo ha un senso. Perchè possiamo capirlo e offrirlo......
venerdì 30 marzo 2012
Dalla sofferenza la grandezza...
Coraggio amico...
DESOLAZIONE DEL POVERO POETA SENTIMENTALE
Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?
Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che se io dovessi confessarle a te
arrossirei.
Oggi io penso a morire.
Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle cattedrali
mi fanno tremare d'amore e di angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io non sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.
Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l'aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente,
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.
Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di
Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il
Dio.
Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto
di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro.
Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.
Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per esser detto: poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.
Sergio Corazzini
lunedì 19 marzo 2012
D'Avenia su educazione e vita
Proprio bello: http://www.profduepuntozero.it/2012/03/16/onore-ai-maestri-ce-grande-bisogno-di-loro/
lunedì 5 marzo 2012
E si deve combattere molto. Ma proprio in questo momento difficile mi accorgo che di più sono gli amici che si presentano alla porta. Sono tanti quelli che vengono a consolare, ad abbracciare, a essere grandiosi coraggiosissimi testimoni. Ci è da poco morto un amico, uno dei più grandi, che soprattutto negli ultimi mesi è stato uno dei più grandi testimoni di santità della mia vita. Ho pianto. Non per lui che, è sicuramente già arrivato a destinazione. Ho pianto per me, che ho perso un così grande amico, esempio ed affetto. Ho pianto perchè avrei voluto essere come lui. Per chi lasciava qui.
Ma il nostro dolore era traboccante di Speranza. Mentre le sue spoglie scendevano nella terra abbiamo cantato. Un canto pieno di Speranza, ripetendo il nome di Colui che ci salva e che questo amico può infine contemplare.
martedì 31 gennaio 2012
martedì 17 gennaio 2012
Pellico vs Bini, 10 a 0
"L'intento di stare di continuo alla presenza di Dio, invece di essere un faticoso sforzo della mente, ed un soggetto di tremore, era per me soavissima cosa. Non dimenticando che Dio è sempre vicino a noi, ch'egli è in noi, o piuttosto che noi siamo in esso, la solitudine perdeva ogni giorno più il suo orrore per me: "Non sono io in ottima compagnia?" mi andava dicendo. E mi rasserenava, e canterellava, e zufolava con piacere e con tenerezza."
Questo uno che era in prigione e rischiava di essere condannato a morte da lì a poco.
Era forse pazzo? Mannò. Era cristiano.
Ora ditemi, chi ha più palle: Carlo Bini, 3 mesi di carcere, nel cui testo "prevale la vena ironica e polemica" (cito il mio libro di scuola, anticlericale) o Silvio Pelico, 10 anni di carcere, e comunque lieto?
Fate vobis.
Silvio Pellico, Le mie prigioni, cap VI
lunedì 19 dicembre 2011
"Coraggio è, in effetti, una contraddizione in termini. Significa: un forte desiderio di vivere che prende la sua forma dalla prontezza a morire. ‘Chi perderà la sua vita, la salverà’, non è una citazione mistica per santi ed eroi. È un’indicazione quotidiana per marinai e montanari. Non deve semplicemente aggrapparsi alla vita, perché sarebbe un codardo, e non ne uscirebbe. Non deve semplicemente aspettare di morire, perché sarebbe un suicida, e non ne uscirebbe. Deve difendere la propria vita con un furioso spirito di indifferenza nei confronti di essa; deve desiderare la vita con acqua e, anche, bere la morte come vino. Nessun filosofo, credo, ha mai trattato questo enigma con sufficiente lucidità, e neppure io l’ho fatto. Ma la Cristianità ha fatto di più: ha segnato il limite tra la tomba tragica di un suicida e quella di un eroe, mostrando la distanza che c’è tra chi muore in nome della vita e chi muore in nome della morte. "
(Da Ortodossia, 1908)
Dal blog di Annalisa Teggi
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