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giovedì 2 gennaio 2014


"Anche i Magi sbagliarono strada e finirono a Gerusalemme... ma se si continua a cercarLo Lui si farà trovare"

Odisseo nella reggia dei Feaci, Enea a Cartagine, Frodo da Tom Bombadil, la Compagnia a Lorien, i nani da Beorn... L'uomo passa in mezzo alle tempeste, e spesso il cuore si riempie di pesantezza.... Allora, appena prima del crollo, appare una terra, una casa sicura in cui riposare il cuore e liberarlo dalla paura, in cui rinfrancare l'anima e riacquistare tutta l'energia per riiniziare il cammino. E nel cuore rimane una stanza illuminata in cui abitano i ricordi e l'affetto di quei giorni, e in cui riprendere forza nel freddo e nella fatica.

mercoledì 27 marzo 2013

Gioia e Croce verso la Pasqua


Dall'omelia del Papa nella Domenica delle Palme

"[...]  Gesù è Dio, ma si è abbassato a camminare con noi. E’ il nostro amico, il nostro fratello. Qui ci illumina nel cammino. E così oggi lo abbiamo accolto. E questa è la prima parola che vorrei dirvi: gioia! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! [...]   Noi accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che Lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù! [...]   è un Re che ama fino alla croce e che ci insegna a servire, ad amare. E voi non avete vergogna della sua Croce! Anzi, la abbracciate, perché avete capito che è nel dono di sé, nel dono di sé, nell’uscire da se stessi, che si ha la vera gioia e che con l’amore di Dio Lui ha vinto il male. [...]
Tre parole: gioia, croce, giovani.abbracciata con amore mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte."

sabato 29 dicembre 2012

In questo tempo terremo fisso lo sguardo su Gesù Cristo, “Colui che dà origine alla fede e la porta a compimento”: in Lui trova compimento ogni travaglio e anelito del cuore umano. La gioia dell’amore, la risposta al dramma della sofferenza e del dolore, la forza del perdono davanti all’offesa ricevuta e la vittoria della vita dinanzi al vuoto della morte, tutto trova compimento nel Mistero della sua Incarnazione, del suo farsi uomo, del condividere con noi la debolezza umana per trasformarla con la potenza della sua Resurrezione.


Benedetto XVI, Porta Fidei; n. 12

martedì 23 ottobre 2012



A SADNESS RUNS THROUGH HIM

People are puppets, held together with string.
There's a beautiful sadness that runs through him, as he asked me to pray to the god he doesn't believe in.

Time and again boys are raised to be men: impatient they start, fearful at end.
But here was a man mourning tomorrow.
He drank, but finally drown in his sorrow.

He could not brace up his tension.
He looked in the wrong place for redemption.
Don't look at me with those eyes; i tried to unheave the ties: turn back the time that drew him.
But he couldn't be saved: a sadness runs through him, through him.


  

venerdì 19 ottobre 2012


Citato da Carròn nel bellissimo intervento dal titolo "La vita come vocazione", riporto parte del capitolo 4 della seconda lettera ai Corinzi di San Paolo: consapevoli che tutte le cose che ci accadono, dalle belle alle dolorose, ci portano a uno scopo preciso, sono conosciute da Dio e hanno un serio motivo di accadere. Così in ogni momento ci sostiene la compagnia di Cristo, perchè davvero lo sentiamo padre e amico.

"Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. [...]
Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore."


domenica 8 luglio 2012

Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 12,7-10.

Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. 
A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. 
Ed egli mi ha detto: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza". Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. 
Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.

giovedì 5 luglio 2012

Grazie alle riflessione di un compagno di avventura mi lancio anch'io in un piccolo giudizio della famigerata maturità. Innanzitutto è stata una bella sfida. Faticosa e che a volte incuteva un po' di timore, ma un'occasione privilegiata per mostrare di chi siamo. E così è stato nel parlare con professori, esterni, interni e con quelli che ti sostenevano da lontano, o anche con i compagni. Nei momenti di gioia e di fatica era solo la risposta a questa domanda che poteva dare forza. "Ma io di chi sono? Del mondo, della scuola, del successo, di Dio?". Se c'è la certezza dell'appartenenza a un Altro, i fatti contingenti non sono capaci di togliere la gioia.
E due giorni dopo aver finito, mentre mi rifacevo il letto, mi è esplosa l'importantissima e fondamentale domanda: e ora?
Quell'"e poi?", che non spaventa solo se sai per cosa vale la pena vivere. E poi? E adesso? E adesso si apre un'altra avventura, più grande della prima perchè io sto diventando pian piano più grande, e che la prima ha reso più bella perchè è stata proprio lei a farmi crescere.
E' strano pensare che non mi ritroverò mai più ad ascoltare lezioni di fisica, filosofia, greco tra le pareti delle ben note aule, con i compagni con cui hai riso, sofferto e vissuto per 5 anni, con i muri tappezzati di segni del tuo passaggio (memorabile in quest'anno è la serie di opere d'arte contemporanee di qualità eccelsa lasciate in eredità alle generazioni successive... E speriamo non siano già nel cestino). Segni sui muri, sui professori, sui compagni... E ogni segno costruisce. Ogni volta che finisce qualcosa mi viene in mente ben chiara l'immagine di uno dei vecchi film di Don Camillo, dove Peppone se ne va dal suo paesino perchè eletto deputato. E mentre vede scorrere dal finestrino i campi e i prati della sua terra, vede allontanarsi il muro della stazione su cui è scritto "Indietro non si torna".
"Il mutamento e il dolore del mutamento", direbbe un mio prof.
Ma non dico che il liceo è un capitolo chiuso, anzi: non è mai stato così aperto, perchè è ora che non sono più tra i suoi "protettivi" muri, come li chiamano i prof, che devo sperimentare nella vita la verità e la bellezza che ho intravisto...

martedì 19 giugno 2012

Appena prima della maturità...

E' normale che appena prima della maturità mi sembri di non sapere niente di niente di niente?

E' un periodo faticoso, tra ripasso, preoccupazione, un po' di menefreghismo (andrà come andrà)... Pensavo sarei stata più agitata, ma non so se è una buona cosa essere così tranquilla.
Comunque sono lieta, per quanto possibile: la maturità è una sfida, un'occasione per mostrare cosa si è diventati, per affermare il proprio essere uomini pensanti e preziosi. E' anche l'occasione per dare qualcosa di sè agli altri, ai professori che hai visto da 5 anni e e a quelli che non hai visto mai: questo soprattutto con la tesina. Che dire? Spero che anche il mio esame sia a gloria di Dio. Non c'è bisogno d'altro, alla fine.

Ditemi una preghiera
A presto!

sabato 2 giugno 2012

Gioia di una corrispondenza inaspettata


Ieri ho avuto modo di notare ancora una volta come la realtà, diversa dal nostro volere, spesso corrisponda di più al nostro cuore. Detto in altre parole, come l'Imprevisto sia ciò che è in grado di colmarci. Infatti dopo una pesante e lunga giornata, iniziata con un sonno di poco più di 6 ore, con un'interrogazione, 3 ore di appunti forsennati di greco e latino, un bagno in piscina in jeans (quanto pesa il denim bagnato!!!), e 2 ore di stanchezza, avevo la possibilità di andare a Oropa, dato che alle 9 ci sarebbe stato un incontro sul Cristianesimo in Russia. Ero stanca. Interessata dell'argomento, ma non troppo. Insomma, non avevo voglia di stare alzata fin tardi per seguire un incontro impegnativo. Per cui ho deciso di non andarci. Poi, siccome anche quando decido rimango indecisa, e siccome Don Berchi avrà avuto un buon motivo per invitare chi parlava, infine vestita alla bell'e meglio son partita con mio fratello alle 6.30. Già, non perchè stiamo così lontani da Oropa, ma perchè lui aveva le prove del coro, a cui io non volevo partecipare. Ma è davvero vero che le cose che più richiedono sacrificio sono quelle che più riempiono di gioia e in cui si ricevono le Grazie più grandi. Infatti eccomi partecipare al coro e rimanerne innamorata, stupefatta, commossa. Ho potuto vedere cosa sia la Chiesa: tutti tesi a imparare, aiutarsi e seguire per fare Bellezza e rendere gloria a Dio. Tutti i volti lieti. Avrei voluto abbracciare tutti. E dopo aver seguito l'incontro e aver cantato, mi veniva quasi da piangere di gioia. Capisco perchè si dice che in Paradiso ci sono i cori angelici: quale possibilità di comunione c'è nel cantare insieme! E non posso finire di ringraziare Dio per aver potuto vivere una cosa così grande.
   

giovedì 17 maggio 2012

Travolgente fine dell'anno!


Siamo all'ultimo mese di scuola, gli impegni e lo studio è tanto, le cose belle pure, anzi, molte di più. Tante che non saprei da dove iniziare per scriverle tutte: citazioni e aforismi splendidi raccolti qua e là, amicizie e affetti inaspettati, bei libri, temi e saggi, la tesina da scrivere, che non è una costrizione, ma una sfida, e mi riempie di gioia e speranza per i grandi uomini di cui parla, la musica, il sole e il cielo! Sono in una travolgente fine dell'anno scolastico, e, certo, la fatica e tanta, il tempo manca, lo studio è pesante, ma che splendida occasione da vivere! Dare a ogni minuto il valore che merita, desiderare e desiderare, chiedere aiuto e riconoscersi così piccoli! Ribellarsi alle ingiustizie, ridere, ridere e ridere ancora, poggiare la propria speranza su un'unica Persona! Certo, oggi sono felice, e tali parole scaturiscono in gran parte dal mio stato d'animo; è possibile che nei prossimi giorni mi troviate affranta, stanca o triste... Ma passiva, questo mai!
Anche la fine dell'anno è un tempo di Grazia! Perciò, cari amici, se qualche stanco studente capita tra queste righe, si consoli e viva, perchè non si ha la felicità se la si rimanda!
Vorrei pubblicare tutte le poesie di Ungaretti, perchè con la loro bellezza e drammaticità mi innamorano e conquistano... Ma non è la sede. Comunque che splendida cosa essere indietro con il programma e affrontarlo in questa parte dell'anno, così che si capisca che è nella sofferenza e nella fatica che si erge la statura e natura del cuore umano.
Retorica? Forse le mie frasi, ma non certo il contenuto. Vi abbraccio e mi rituffo nello studio (e nelle versioni di greco, ahimè!)

lunedì 7 maggio 2012



"[...] e ogni tralcio che porta frutto lo pota perchè porti più frutto."

Giovanni, 15, 2

Non a caso arrivano le sofferenze, ma anche il dolore, con Cristo ha un senso. Perchè possiamo capirlo e offrirlo......

  

venerdì 30 marzo 2012

Dalla sofferenza la grandezza...



Coraggio amico...



DESOLAZIONE DEL POVERO POETA SENTIMENTALE

Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?


Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.

Oggi io penso a morire.


Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle cattedrali
mi fanno tremare d'amore e di angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io non sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.


Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l'aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente,
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.


Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.


Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto
di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro.


Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.


Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per esser detto: poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.

Sergio Corazzini
   

mercoledì 21 marzo 2012

Ciò che mi aiuta ad andare avanti anche nei giorni di fatica è la bellezza della primavera che avanza, e uno sguardo al Crocifisso che, grazie al cielo, è ancora appeso al muro: la certezza di essere amati nonostante tutto mi fa andare avanti. Perchè "Cristo ci ama; ci ha liberato con il suo sangue"


Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.

Isaia 8, 15

lunedì 19 dicembre 2011


"Coraggio è, in effetti, una contraddizione in termini. Significa: un forte desiderio di vivere che prende la sua forma dalla prontezza a morire. ‘Chi perderà la sua vita, la salverà’, non è una citazione mistica per santi ed eroi. È un’indicazione quotidiana per marinai e montanari. Non deve semplicemente aggrapparsi alla vita, perché sarebbe un codardo, e non ne uscirebbe. Non deve semplicemente aspettare di morire, perché sarebbe un suicida, e non ne uscirebbe. Deve difendere la propria vita con un furioso spirito di indifferenza nei confronti di essa; deve desiderare la vita con acqua e, anche, bere la morte come vino. Nessun filosofo, credo, ha mai trattato questo enigma con sufficiente lucidità, e neppure io l’ho fatto. Ma la Cristianità ha fatto di più: ha segnato il limite tra la tomba tragica di un suicida e quella di un eroe, mostrando la distanza che c’è tra chi muore in nome della vita e chi muore in nome della morte. "
(Da Ortodossia1908)



Dal blog di Annalisa Teggi

venerdì 16 dicembre 2011

L'unica cosa che fa risorgere un cuore affranto è il sentirsi amati da qualcuno. L'unica cosa di cui abbiamo bisogno per riprendere speranza è una carezza... Sì, una carezza del Nazareno.




martedì 13 dicembre 2011


"Noi non cesseremo mai di esplorare e alla fine del nostro esplorare torneremo là dove siamo partiti e conosceremo il posto per la prima volta"
T. S. Eliot

domenica 4 dicembre 2011

"L'incertezza e il pericolo mettono a prova l'uomo;
solo nella sventura lo si conosce veramente,
perchè solo allora la verità vien fuori dal profondo del cuore,
solo allora la maschera è strappata e appare la realtà."

Lucrezio, De rerum natura, III, 55-58